mercoledì, 02 dicembre 2009
DSCN8490Anche quest'anno sono riuscito a salire a San Besso in occasione della festa invernale, il primo dicembre. E' un appuntamento per me ormai consueto, un unico rito nel quale faccio confluire tutte le celebrazioni, ricorrenze, festività e anniversari che mi tirano da tutte le parti.
Ieri a Campiglia c'erano trenta-quaranta centimetri di neve, ma la pista fino al santuario è stata egregiamente battuta dai volontari del Soccorso Alpino. Neve, quindi, ed anche vento, tanto, tantissimo sui due "truc" dai quali si vede il santuario sotto ai piedi. E tanta, tanta gente che si è ricavata un giorno speciale per essere lassù, in una conca brulla e battuta dal vento.
Per me è una data di cambio stagione, dopo San Besso si può pensare a infilare gli sci sotto i piedi.
Ieri, poi, salendo tra la neve ed il vento, ho cercato di lasciare indietro les petites choses du bas, lasciando che parlassero solo la natura ed il respiro. Ci sono riuscito? La risposta non importa, mi ha fatto piacere, ieri sera, ritrovare
questo link a cui mi ha inviato beppeley. Ci credete alle coincidenze?

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categoria:scrivere, viaggiare, sentire, alpinia
martedì, 24 novembre 2009
50_Tsuchiyama
L'amico Davide ci accompagna sulle pendici di una vetta nuova e di un diverso modo di avvicinare la montagna. Lo leggiamo qui su Satisfiction.
L'immagine arriva da un sito che raccoglie le infinite stampe di
Hiroshige.

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categoria:viaggiare, sentire, alpinia, sapienza davide
martedì, 27 ottobre 2009
Di solito arriva a metà ottobre. Scruto la posta, punto pacchetti, buste, plichi. E, puntuale, anche quest'anno si è presentato all'appello. Ora non resta che scegliere, con un occhio allo spazio in libreria e l'altro al saldo della carta di credtio. Ebbene sì, è lui, il catalogo di Priuli e Verlucca con il 20% di sconto!

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categoria:leggere, sentire
giovedì, 22 ottobre 2009
300px-J_accuseIl compare di blog Luca Visentini pubblica su intraisass un post di fuoco sulla mania di un qualche personaggio di segnalare in modo eccessivo  le vie di salita alpinistiche sulle Dolomiti Orientali. Leggete e capirete il perché dell'immagine di  questo post. Aggiungo che mi trova perfettamente d'accordo nella sua perorazione.

Volendo estendere il discorso ai sentieri, a mio avviso una giusta e sensata serie di segnali è sicuramente di aiuto e conforto nel tracciare "la retta via": l'eccesso, anche in questo caso, conduce ad una banalizzazione dei percorsi ed alla perdita del senso del territorio che, secondo me, è irrinunciabile quando ci si muove nella natura. Saper leggere un versante, un bosco, una montagna, capire dove si potrebbe passare e scoprire che l'esile traccia di un vecchio sentiero stava "proprio lì".  Ragionare sulla carta, sull'esperienza, sull'istinto. Tante volte mi sono sbagliato ed ho dovuto tornare sui miei passi. Quasi sempre per eccesso di velocità e superficialità nella lettura del terreno. Detto questo, npn voglio spronarvi a seguire l'esempio del carissimo
Franco Michieli,  camminatore/alpinista rigorosamente senza carta, bussola o GPS; semplicemente, mi piace ricordare che ho scoperto e camminato con maggior intensità quando il percorso era incerto e vago, piuttosto che quando il sentiero era delimitato ad ogni passo da paletti, cartelli e segnavia. Ben venga, e non penso di contraddirmi, l'opera di chi si dedica a rintracciare, catalogare e ripristinare antichi sentieri e percorsi: solo conoscendoli, e ripercorrendoli, potremo mantenere aperto il contatto con il nostro essere "naturali". 
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categoria:scrivere, sentire, alpinia
martedì, 13 ottobre 2009
FREDDOI primi segnali sono arrivati dal cinguettio degli uccelli sulle piante nel giardino: il pettirosso che arrabbiatissimo delimita il territorio, le cince che si dedicano alle acrobazie tra i rami dell'acero rosso, i luì che arrivano come sempre inattesi, all'ultimo momento.
Tra sabato e domenica le cimici hanno cambiato colore, dal verde al marrone, mentre mosche e mosconi si affacciavano alle zanzariere. Domenica sera un ragno ha fatto un percorso trionfale dal balcone al soggiorno (non è andato molto oltre, riposi in pace...).
Tutti segni premonitori... infine, stamattina, è arrivato. Il freddo di ottobre, l'aria frizzante che lucida le stelle e tinge l'aurora di tinte vermiglie, dietro a Superga.
Probabilmente altri lo accoglieranno con minor poesia (penso ai pastori amici di
Marzia e a tutti coloro che lavorano all'aperto, magari in montagna..). Certo è che non siamo ancora ai livelli della foto, ma ottobre sta prendendo piede.

La foto è di Pawel Czapiewski


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categoria:sentire, elementi
martedì, 06 ottobre 2009
Facciamo un passo indietro a questa estate per una gita tranquilla sulle Alpi Liguri. Siamo al Pizzo d'Evigno, sopra Albenga.
DSCN7722
Ci arriviamo comodamente dal Passo del Ginestro, attraversando prima un bel bosco di lecci, bossi e pini marittimi, poi inerpicandoci per una dorsale battuta dal sole e divorata dal fuoco di incendi passati. infine, sulla cresta finale, il panorama si apre sulla costa ligure: Cervo, Laigueglia, l'sioa Gallinara. E, alle spalle, premono le Alpi Liguri e Marittime. Lontani si intravedono il Toraggio e la Pietravecchia. In mezzo, giogaie infinite che si intrecciano nelle zone incerte di confine a cavallo tra Piemonte e Liguria. Poco più in là, verso Cairo Montenotte, Dego e Millesimo, ai tempi della Rivoluzione francese, gli Austropiemontesi tennero inchiodati a lungo i francesi che premevano dalla costa verso l'interno, e solo Napoleone e Massena riuscirono a risolvere la questione.
Ora la storia sembra essersi fermata su queste alture. Le "caselle" crollano ed i boschi periscono sotto il fuoco dei piromani, mentre sul mare il cemento occupa spiagge e arenili. Sulla punta del Pizzo d'Evigno una statua di bronzo sembra chiedere in nome di cosa si compie tutto questo.

 
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categoria:sentire, invasioni barbariche, alpinia
giovedì, 17 settembre 2009
Questa sera, dopo tre giorni intensi in giro per l'Italia, mi dedico al saccheggio di un blog amico: dal mestiere di scrivere vi regalo i collegamenti a due siti splendidi: le opere di Hiroshige ed Hokusai. Disegni minimi che immaginiamo di cogliere e capire al volo, ma che, secondo dopo secondo, rivelano una infinità di particolari sorprendenti.
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categoria:viaggiare, sentire
sabato, 12 settembre 2009
blog_DSCN8130Un 4000 al primo fine settimana di settembre: se ne parlava con roby4061 e la scelta è caduta sul Polluce. 4091 metri sul livello del mare,  partenza da Frachey e salita lunga in ambiente grandioso fino al rifugio Guide d'Ayas. L'importante è non farsi prendere dalla frenesia, e così abbiamo fatto. Anche al rifugio l'aria rilassata ci ha consentito di riposarci e prepararci per il giorno dopo. Nessuna nuvola all'orizzonte, ghiaccaio non complicato ma "da fare attenzione", così come la cresta rocciosa con un tratto attrezzato in cui canaponi, manovre di corda, salite, incroci e discese hanno insaporito la course. Adesso, dopo una settimana, rimane il piacere del ricordo, la soddisfazione della salita fatta e lo stimolo ad andare da qualche altra parte, prima o poi.
Ed ora possiamo dedicarci a sistemare, metabolizzare ed organizzare tutto il materiale delle ultime settimane: avete mai sentito parlare del mare di Andora, del Pizzo d'Evigno, della Savoia? No? Alle prossime puntate, allora.
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categoria:viaggiare, sentire, alpinia
martedì, 01 settembre 2009
Oggi inizia settembre (e l'autunno, aggiungono gli amici meteorologici).
Per me il mese più bello dell'anno. Non sapevo perché, fino a quando non  ho letto le pagine che seguono, dal libro di un caro amico.
Le avevo proposte già anni fa, ma, per una volta, amo ripetermi.

DA “I Diari di Rubha Hunish” di Davide Sapienza (BaldiniCastoldiDalai Editore, 2004)

 

14 settembre 2002. Periplo. Settembre.

 

   Un mese sta tutto nell’essenza dell’attimo che lo definisce. Settembre mi spinge sempre verso queste correnti emotive. Negli ultimi giorni, settembre, come sempre, è arrivato puntuale.

   Le strade e le case si sono svuotate. L’erba si è distesa alla luce del sole. L’erba si distende consapevole che questi sono gli ultimi giorni utili per mostrarsi nel pieno di quei colori fulgidi, pieni e autoritari come raramente capita di vedere alla fine dell’estate. E poi d’improvviso, è fine estate e come ogni anno scopri che l’attesa stagione non è mai durata il tempo sufficiente per esprimersi in pieno. Almeno questa è l’impressione che ti resta, il sapore agrodolce che si stampa sulla lingua quando guardi fuori dalla finestra. Da lontano, i profili di tutte le montagne, delle creste che le separano dal cielo senza fine e le linee a me chiare dei luoghi che ormai fanno parte del campo visivo della mia vita, sembrano tendere alla ricerca di riposo, come se desiderassero quella bruma che l’umidità volentieri regala alla terra dopo tanto piovere.

  Ma l’estate di montagna non può esprimersi in pieno, ti sfugge di mano e mentre lo fa capisci che in qualche modo l’avevi avuta in pugno per brevi minuti, forse attimi. Passati. Le promesse, lasciano la scia della spasmodica attesa che le aveva generate, ma che non le ha portate alla propria realizzazione. Intanto, settembre si  presenta puntuale a partire dalla luce e dal buio, che quasi quasi, come noi bipedi, cambiano carattere assumendo una corposità diversa, come il vino giunto al momento giusto per essere gustato con lenta e precisa ritualità. Nettare da versare in un calice scelto con calma e accurata pazienza. Se si vuole gustare settembre, capire il suo freddo e il suo caldo, le angolazioni inedite delle cose che circondano la vita quotidiana, questo è il calice da innalzare. Proprio come le promesse non del tutto mantenute e neppure del tutto deluse, questo mese si concentra in quel momento, di un certo giorno, nel quale capisci che sta passando già anche se è ancora qui:  non ti eri accorto che era arrivato, anche se era già qui. Mi vengono in mente le descrizioni di Rigoni Stern, lui, uomo capace di essere la natura che lo circonda e la storia che porta dentro da mille anni.

  Qui, dove noi viviamo, questo mese ha da sempre un significato particolare. Un’atmosfera di movimento finale cala dagli alpeggi, una lenta metodica e irrimediabile smobilitazione di animali e uomini soli. I cani si agitano, lo fanno apparentemente senza motivo, presumo sentano le cose come noi e, più di noi, che le esprimano istintivamente, senza mediazioni. Le bestie cambiano quota e inizia la lenta discesa verso l’autunno. Le marmotte non sono solo quel fischio sfuggente, ma grasse e simpatiche creature pronte a compiere la propria missione in letargo. La gente si allontana, ma anche chi rimane, in settembre è più distaccato. Sui sentieri e tra le vie nella roccia, la presenza di noi umani è quasi un’intrusione in un momento cruciale nelle stagioni del sole: il cielo è azzurro al mattino, i passi fermi, l’erba bagnata, la terra grassa e fragrante, gli alberi che non sono mai andati via, tornano a farsi notare in questi colori, come se rinascessero. Eppure, in realtà, stanno per ritrovare una ben nota quiete avvolta dal suono delle acque che scavano incessanti sopra e sotto la superficie della montagna. Su una cengia quegli animali straordinari si mimetizzano per poter salire ancora verso qualche segreto a noi mai svelato; anch’essi sono pronti a lasciarsi prendere dal canto dell’autunno e dalla gloria dell’inverno in montagna.

  Anche un amico, un bel mattino di settembre, sembra venire dallo stesso mondo dove quel taglio di luce è più freddo e più nordico. Cambia il suono delle strade, come se il freddo salisse dall’asfalto appena lo calpesti, mentre le voci viaggiano in un universo che non mette mai piede sulla terraferma. Il tramonto viene furtivo e repentino e quando nei prati più alti cala il silenzio, se guardi dritto nell’oscurità in movimento, è come se quei sentieri e quelle rocce si radunassero in gran segreto per andarsene. Ma non se ne andranno. Lo sai, però temi che una volta o l’altra, offesi, lo faranno.

   Non c’è solo una stagione che finisce ma anche conti sospesi che si chiudono e desideri nuovi da intrufolare nell’autunno per poter arrivare ancora freschi al cuore dell’inverno; le persone si soffermano più spesso sugli abissi dei pensieri e qualcuno prova a ripartire, ma l’energia sembra aver imboccato altre rotte, presa com’è da quei mondi che ribollono sopra le nostre teste, partorendone e sopprimendone altri a ritmo serrato, in continuazione, senza sosta. Nutrimento per i nostri spiriti e pane per le menti. Settembre sembra un mese in cui morire potrebbe coincidere a rinascere; un’emozione che dura un attimo, ma che traccia le notti come una strada lunga una vita. Ogni anno, per me, inizia solo a settembre.
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categoria:sentire, alpinia, sapienza davide
venerdì, 24 luglio 2009
Conto alla rovescia ormai terminato: stasera si chiude il negozio e per quindici giorni ci rifugiamo in riva al mare.
Ciao a tutti!
vincent_van_gogh_144_barche_di_pescatori_sulla_spiaggia_1888   Van Gogh: ecco da dove proviene
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categoria:viaggiare, sentire