lunedì, 20 luglio 2009
Ghiandaie di città.
ghiandaia










la foto arriva da qui


Nei giorni scorsi mi era sembrato si udire un richiamo particolare, che però non riuscivo a collocare nella memoria. Stamattina tutto si è rivelato: complici l'assenza nostra e dei vicini, tre ghiandaie si accapigliavano sui rami di un ciliegio. Che ci fate da queste parti, creature dei boschi e della bassa montagna? Qualcuno vi ha cacciato da casa vostra o siete venute in pianura a vedere che succede?
Comunque sia, benvenute, spero vi troviate bene (e attente al fantomatico Gatto Lulullu!)
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giovedì, 30 ottobre 2008
Un film per la serata DVD di ieri: "Il vento fa il suo giro". Trama in due righe: un pastore francese si insedia in un paesino delle valli cuneesi. Dopo una prima accoglienza incoraggiante, sarà costretto ad andarsene dagli stessi abitanti che lo avevano accolto con simpatia e curiosità.
Amaro, tenero, umano. Le debolezze, gli egoismi, le contraddizioni di una comunità di fronte a chi cerca di inserirsi in essa, arrivando "da fuori."

Vedere e capire i propri difetti e debolezze potrebbe essere il primo passo per superarle, viene da pensare alla fine della proiezione. Se si vuole in qualche modo sopravvivere, fare sì che, dopo gli individui, resti qualcosa che si chiama comunità, civiltà, cultura.

Il film può essere un po' pesante, ma la colonna sonora è splendida.

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giovedì, 19 giugno 2008

Lassú la montagna è silenziosa e deserta. Lungo la mu­lattiera che gli austriaci costruirono per giungere nei pres­si dell'Ortigara, dove un giorno raccolsi la punta ferrata del Bergstock che è qui sulla libreria, ora non passa piú nessuno. La neve che in questi giorni è caduta abbondan­te ha cancellato i sentieri dei pastori, le aie dei carbonai, le trincee della Grande guerra, le avventure dei cacciato­ri. E sotto quella neve vivono i miei ricordi.

La montagna, le guerre, la neve. I ricordi. Mario Rigoni Stern è uscito dalla stanza ed ha chiuso dietro di sè la porta di casa. Mi piace pensarlo in giro per il suo Altopiano, oppure più in là, sui monti dell'Albania o in riva al Don. A noi resta il compito immenso di non dimenticare.

  “Les morts, ne meurent pas à l’heure qu’ils descendent dans la terre, mais à mesure qu’ils descendent dans l’oubli, et l’oubli seul rend la séparation irréparable.”

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giovedì, 12 giugno 2008

copt14Il mugnaio urlante

di Arto Paasilinna

Ed, Guanda

Che succede in un piccolo vollaggio finlandese quando dal nulla sbuca un ragazzone grande e grosso che rimette in funzione un vecchio mulino? e se questo tipo ha l'abitudine di ululare nella notte? Niente di meglio che spedirlo in manicomio.

Ancora all'opera l'ironia di Paasilinna, che in un romanzo spassoso e triste punta il dito su ipocrisie e contraddizioni delle bucoliche società del Nord. Un inno alla libertà, al di là di ogni conformismo.

Arto Paasilinna

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giovedì, 05 giugno 2008

Ribelli, sognatori e fuggitivi

di Osvaldo Soriano

Una rassegna di "personaggi" e di caratteri da parte di uno dei migliori scrittori sudamericani. Si passa impercettibilmente dalla cronaca spicciola del mitico Don Salvatore a eventi più "alti", come l'incontro con Fidel Castro o Gabriel Garcia Marquez. Per non parlare dei commenti sportivi (vi ricordate una certa nazionale con Altobelli e Scirea, e la figuraccia rimediata nel '86 contro la Francia?) e le parentesi politiche, forse le meno riuscite. Ritratti precisi e profondi, rivestiti da una nota di malinconia per i destini per l'appunto fuggitivi. Da leggersi con calma, senza perdere la tenerezza.   

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venerdì, 15 febbraio 2008

Lo sapete meglio di me, la ricerca delle origini è un tema che sempre ha stuzzicato la curiosità degli uomini: è nato prima l'uovo o la gallina? chi ha scoperto veramente l'America? chi ha inventato il telefono?

Oltre al chi, in questo post aggiungiamo anche il dove. Ovvero: dove sono avvenute le prime discese con gli sci (oopss.. gli ski) sulle Alpi Occidentali? Bardonecchia, Pian della Mussa o Giaveno?

Domanda e questione dibattuta da molti, a cui lasciamo l'onore e l'onere del campo e della tenzone. Qui ci limitiamo a riproporre due foto scattate all'incirca un mese fa, scendendo dall'Aquila di Giaveno. Lo sguardo attento di Stefano ha colto la lapide, e la macchina di Cristina ha immortalato l'evento: l'incontro tra la targa commemorativa dell'antenato skiatore Adolfo Kind  e dei suoi (in)degni discendenti ed emuli, tenuti a bada da belva feroce.

Photos: courtesy of Cristina Bertodatto

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sabato, 19 gennaio 2008

LA MONTAGNA A MANI NUDE

Di René Desmaison

Ed. Dall’Oglio

 

La montagna come è stata negli anni ’50 e ’60, raccontata da uno dei protagonisti. Desmaison ci accompagna attraverso le sue scalate prestigiose: il Dru, le Jorasses, l’Olan, la Cima Ovest di Lavaredo, lo Jannu. Si parla di strapiombi, arrampicata in artificiale, staffe e chiodi: un mondo che adesso può sembrare lontano, un alpinismo forse superato dalle spallate di Messner, di Motti, del Nuovo Mattino, delle gare di arrampicata e della corsa gli ottomila ed agli sponsor. Vista adesso, da fuori, può sembrare un’esperienza conclusa. Eppure, così era, e così è stato. Ed è bello ritornare indietro accompagnati da uno che ha vissuto e voluto quel modo di essere, e ci fa incontrare altri suoi pari. Jean Couzy, Walter Bonatti, Don Whillans, Chris Bonington. Ed una figura emerge tra tutte: Gary Hemmings, scalatore turbolento, esuberante, eccessivo, dal destino tragicamente assurdo.

Mi sbaglierò, ma è a lui che sembra siano dedicate le pagine di questo libro potente e volitivo.

Immagine di copertina della edizione CDA Vivalda

link a IBS

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venerdì, 11 gennaio 2008

Post doppio oggi: è morto stamani  Edmund Hillary. Per chi gironzola per monti il nome è associato alla prima (o seconda) scalata dell'Everest. Poi ci sono state la corsa agli 8000, le spedizioni commerciali, l'aria sottile. A me piace pensare che all'epoca, anni '50, ci fossero meno $$, meno ormoni e più cuore.  

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venerdì, 04 gennaio 2008

La prima volta che sono stato in montagna sul serio, ci sono andato con lui. A maggio su per il vallone della Noaschetta. A vedere gli stambecchi, parlare con la gente delle frazioni dimenticate della Valle Orco. Aiutare una vecchia a portare un fascio di perline per restaurare la casa.

Sul banco di scuola  era balenata l’idea di passare una settimana a casa sua, in Nasca, case Verdetta, all’inizio dell’estate. Per leggere, mangiare ed andare in montagna. E correre dietro alle corriere della SATTI, noi sempre in ritardo e gli autisti (quasi) sempre ad aspettarci. “Voi della Verdetta, ore 16.30 a Ceresole, ricordatevi!!”

E dormire al bivacco, con sua cugina e l’amica di Milano. Sole, pioggia  e le vesciche  sbocciate negli scarponi che i padri premurosi ci avevano tramandato.

Provare a pescare le trote nelle pozze sotto casa.

E mangiare chili di cioccolato mentre l’Italia Mundial di Bearzot pareggiava con il Perù.

Affinare le intelligenze negli scacchi, chiacchierare nelle notti sotto le stelle, in quota ed a valle. Annaffiare nella notte il cespuglio di dubbi che cresceva dopo tanto parlare e discutere.

E perderci nella galleria, l’ultima sera, perché eravamo storditi dalle chiacchiere e dalle bevute. E capire la taumaturgia liberatoria del caffè al limone.

A me bastavano i sentieri, le piante e gli animali, mentre lui già osservava assorto le pareti e le fessure del Monte Castello, e ripassava le fotocopie delle guide di GP Motti.

 

Poi il mio amico Paolo iniziò a fare tante cose. Non più solo ascoltare musica, ma andare ai concerti veri. E suonare nei locali, quelli in cui ci voleva la tessera per entrare, e non bastava più la faccia da ragazzini beneducati. Iniziò ad arrampicare sul mito, tra Caporal e Sergent, con i nut ed i friend. Viaggiare con l’Interrail.

Ai primi di settembre non ritornò più nelle classi coperte ed allineate dello Scientifico. Gli crebbero i capelli, e la barba.

Veniva a scuola quando gli pareva, senza calendario. Fuori lo aspettava una bionda, olandese o belga. Ed in montagna non ci andammo più, assieme. E neppure ci fermammo a parlare, o giocare a scacchi.

L’antica invidia dei tanti per la sua intelligenza caustica diventò un sorriso di scherno e rivincita, a sentire delle sue faccende sempre più intricate.

Ci dissero di commerci strani, e di problemi con la polizia ed il servizio militare. Ancora comparve all’esame di maturità. Ma troppe lettere ci separavano, e non lo vidi, quel giorno.

Anni dopo, una fugace apparizione, in un locale fumoso. Due occhi lontani, una voce anonima.

E poi l’oblio.

Sono passati cinque lustri da quelle vacanze in Verdetta. A volte penso che mi piacerebbe incrociare il mio amico Paolo. Per ringraziarlo dei giorni selvaggi tra i monti. Che per me sono stati preludio e premessa a tanti momenti grandi,  tra gioie, delusioni e dolori.  A volte, invece, penso che potrebbe ridere di tutto ciò che eravamo e facevamo. Se così fosse, ci resterei male. Ed allora, tutto sommato, penso che sia meglio perdurare nel distacco e nella lontananza. Ma un po’ me ne dispiace.

 

Caselle Torinese, 31 dicembre 2007

Sui monti dell’Orsiera nuvole rosse promettono altra neve.

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