mercoledì, 04 novembre 2009
SydneyHarbourBridgeSempre più spesso si parla di divisioni, spartizioni, distinzioni e separazioni. Puntualizzare e precisare sono passaggi necessari a comprendere, ma poi diventa indispensabile unire i lembi del ragionamento e andare oltre le divisioni. Sarà per questo che mi sono sempre piaciuti i ponti, che in un balzo oltrepassano incertezze e difficoltà. Girando in rete ho scoperto la storia del ponte ferroviario di Steffenbach, in Svizzera. In inverno veniva smontato e ripiegato per evitare che le slavine se lo portassero via: un buon compromesso tra la necessità di unire due lembi di territorio e la constatazione delle necessità "naturali" dei luoghi. In seguito è stata scavata una galleria (sempre ferroviaria) che evita il mauvais pas delle gole, ma la tratta montana è ancora visitabile come ferrovia-museo. L'immagine nel post arriva da Sidney.

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giovedì, 29 ottobre 2009
madonna_nera_di_groscavallo_torinoIl culto delle madonne nere - Le prime madri perdute
di Piercarlo Iorio - Priuli e Verlucca editore.

Il titolo e l'argomento sono accattivanti: esplorare la connessione tra il culto delle "madonne nere" dell'area alpina (estesa a Germania, Provenza, Sardegna e Catalogna) e le "madri antiche" del mondo precristiano. Artemide, Persefone, Diana, Cibele, Iside e ancora più indietro, fino alle Veneri preistoriche. L'autore parte dai ricordi di infanzia delle processioni a Notre Dame de Charmaix,  ci porta per le campagne del Torinese a conoscere un'altra apparizione miracolosa e infine ci lascia in Val Grande di Lanzo, a Forno Alpi Graie, alle prese con un'ultima apparizione ed ai suoi legami con il Rocciamelone (ed un'altra madonna, ancora...). 
Il libro offre innumerevoli spunti di approfondimento e discussione. Unico neo è che l'autore (lo dichiara all'inizio) imposta la scrittura come un susseguirsi di pensieri, collegamenti e riflessioni in ordine sparso, pertanto sembra di leggere  la sbobinatura pura e semplice di tante differenti interviste e meditazioni "davanti al caminetto". L'artificio è abusato: mettere per iscritto il discorso parlato, immaginando che così si possa rendere la freschezza e l'immediatezza del dialogo e della conversazione istruita. L'effetto, purtroppo, è esattamente l'opposto: una fase di rilettura e riorganizzazione non avrebbe tolto nulla alla serietà dei contenuti e avrebbe alleggerito la lettura complessiva.

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giovedì, 08 ottobre 2009
"Il pane di ieri"
di Enzo Bianchi
pane
Il priore di Bose ci regala un libretto di ricordi che sono flash back sul mondo contadino dal quale proviene. Storie di elementi, di prodotti della terra, di incontri, di atmosfere particolari nelle quali si ricava un rifugio per i ricordi ed un messaggio per il futuro. Dopo la frenesia dei mesi estivi e in preparazione dell'autunno il cambiare delle stagioni si tocca davvero con mano.
Attendere che si faccia domani per poter mangiare il pane di ieri diventa un modo per rileggere il proprio passato e le proprie radici allo scopo di  indirizzare il susseguirsi delle giornate, anche se queste saranno necessariamente limitate e definite da "Sorella Morte".


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lunedì, 24 agosto 2009
traslocoLa gioia del meno... è il titolo - barbaramente  tradotto -  dell'articolo di Pico Iyer sul New York Times, segnalato dal blog di Luisa, dal quale carpisco le frasi sottostanti

Forse la felicità, come la pace o la passione, arriva soprattutto quando non la cerchi.
Se preferite la libertà alla sicurezza, se state più comodi in una stanza piccola che in una grande e trovate che la felicità consista nel far corrispondere i desideri alle necessità, allora non è correndo come pazzi che troverete la gioia.


Riflessioni intriganti, dopo quattro giorni passati in casa a sistemare scatoloni.
Quanti oggetti si accumulano nelle case e nelle vite? Di cosa abbiamo davvero bisogno per poterci dichiarare felici? Avendo ed accumulando meno forse potremo disporre di un orizzonte più libero di fronte a noi...
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giovedì, 07 maggio 2009
ROTATORIE, TERRITORIO E TEX WILLER

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Ieri, mentre tornavo a casa in bicicletta, sono quasi stato "stirato" da un'auto, in mezzo ad una rotonda.
Le evito, se posso, ma stanno sbucando dappertutto, come sentinelle di nuovi quartieri, aree commerciali
, spazi per la comunità (???). All'inizio mi entusiasmavano, le trovavo la soluzione alternativa ed intelligente ai semafori ed agli incroci pericolosi, quelli con le lapidi sui quattro cantoni. Adesso condivido le perplessità espresse in questo articolo.

Vabbè lo sviluppo, Vabbè gli investimenti, ma ho come la sensazione che si stia esagerando, considerato che quasi metà dei nuovi capannoni sono vuoti,  invasi dalle erbacce. Mi ricordano i teschi di mucca che adornano le piste del West (Tex Willer docet). E non è una bella sensazione.
Mi sembra che lo spazio attorno venga a mancare, il territorio si rattrappisce e diventa uno spiazzo vuoto da vendere o affittare. Forse è ora di smettere di consumarlo (qui per qualche notizia in più).



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venerdì, 10 aprile 2009
Cammino tra le ombre
di Giovanni Cenacchi.

Impieghi tutta la vita a considerare la tua vita come un dono, poi ti viene chiesto all'improvviso di restituirlo.
Aforismi scritti da un uomo a cui è diagnosticato un male incurabile. Giovanni Cenacchi, nato a Cortina, vissuto a Bologna, scrittore, documentarista, a 40 anni scopre di avere i giorni contati. Intraprende allora un dialogo serratissimo con la morte, Dio ( o dio?), la vita, la figlioletta Viola. Un dialogo fatto di aforismi, perché scrivere un diario non è raccontare la vita, ma solo commentarla, farle spazio, appuntarla di idee e di riflessioni.
"Parole dure come pietre e roventi come il fuoco", il commento penetrante di Enzo Bianchi, priore di Bose
Un libro difficile da leggere, ma da leggere. Giusto in questi giorni, proprio in questi giorni.
"..lasciare uno spazio, facendo per un attimo il vuoto attorno a noi, sgombrando la mente dal brusio inutile del mondo"



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giovedì, 02 aprile 2009

Leggendo "Il richiamo della foresta": la natura selvaggia è rude, sgarbata e matrigna. Non c'è pietà per il debole o il perdente, viene annientato e diventa cibo per gli altri. E così anche in un film dell'anno scorso, "Into the wild": il protagonista commette uno, due errori di valutazione e viene punito nel modo più atroce possibile.
Continuiamo?
In "Prepararsi un fuoco" la somma di più disattenzioni costa cara al cercatore solitario, molto cara.
L'arrogante, il debole, l'avventato, l'inesperto vengono puniti. Non c'è pietà, nessuna misericordia. L'ordine naturale è assoluto e spietato.
L'ordine naturale è dinamismo, è energia che si libera e si trasforma, è estinzione e ripopolamento.
Questa è la legge naturale, che piaccia o no.

Appunti scritti nel febbraio 2009 e riemersi dai riordini e dalle revisioni.

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venerdì, 27 marzo 2009
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"L'ultima valle"
di Carlo Sgorlon
Dai fili di letture giungo a scoprire questo romanzo di Carlo Sgorlon, autore a me finora ignoto. L'ultima valle delle Alpi si apre alla costruzione di una strada, di una diga, di un lago. Il contrasto tra la povertà "vecchia" e la ricchezza "moderna" sono raccontati da Sgorlon con accenti  che ricordano certi passi del Libro di Giobbe. Le figure del vecchio Isaia, delle "due mogli", Rita e Caterina, dell'ingegnere artefice dell'ingresso della valle nell'epoca moderna si intrecciano con la presenza della Terra e delle montagne che franeranno nel lago. L'accenno al Vajont è evidente, ma nel libro ci si svincola dalla polemica e dalla critica per chiedersi come, quando e se sia giusto anteporre il progresso ad un equilibrio naturale di cui si ignorano gli elementi essenziali.





L'immagine arriva da questo sito su una Belluno Virtuale tutta da scoprire

 
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giovedì, 12 marzo 2009

Questa settimana corre a cavallo di trasferte tra Umbria e Toscana. Spigolando nella posta mi è arrivata questa prolusione sulla giovinezza. La primavera imminente trascina un'aria frizzante che ho rintracciato nelle righe sotto. Buona lettura ed arrivederci! 

ESSERE GIOVANI

La giovinezza non è un periodo della vita

essa è uno stato dello spirito,

un effetto della volontà,

una qualità dell’immaginazione,

un’intensità emotiva,

una vittoria del coraggio sulla timidezza,

del gusto dell’avventura sull’amore del conforto.

Non si diventa vecchi per aver vissuto

un certo numero di anni,

si diventa vecchi perché si è abbandonato

il nostro ideale.

Gli anni aggrinziscono la pelle,

la rinuncia al nostro ideale aggrinzisce l’anima.

Le preoccupazioni, le incertezze, i timori ed i dispiaceri

sono nemici che lentamente ci fanno piegare verso la terra

e diventare polvere prima della morte.

Giovane è colui che si stupisce e si meraviglia,

che domanda come un ragazzino insaziabile: e dopo?

che sfida gli avvenimenti e trova la gioia al gioco della vita.

Voi siete così giovani come la vostra fede,

così vecchi come la vostra incertezza,

così giovani come la vostra fiducia in voi stessi,

così giovani come la vostra speranza,

così vecchi come il vostro scoramento.

Voi resterete giovani fino a quando resterete ricettivi,

ricettivi a ciò che è bello, buono e grande,

ricettivi ai messaggi della natura,

dell’uomo, dell’infinito.

Se un giorno il vostro cuore dovesse essere

morso dal pessimismo e corroso dal cinismo,

possa Dio avere pietà della vostra anima di vecchi.

GENERALE MAC ARTHUR

 

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categoria:riflettere, one minute
lunedì, 26 gennaio 2009
Tra Torinese e Canavese, lungo la strada che porta alle Valli di lanzo, un ridente paesino tra Caselle e Cirié non vede l'ora di avere il proprio centro commerciale. Così gli abitanti non dovranno più spostarsi nei luoghi limitrofi per i loro indispensabili acquisti. Il popolo lo vuole, l'amministrazione lo fa. Nell'era della globalizzazione, delle due auto a famiglia, dei voli low-cost, è necessario avere dietro casa l'ipermercato, per potersi consioderare un paese civile, evoluto, all'avanguardia con i tempi. E quindi, non dubitate, tra breve le ruspe entreranno in azione.

L'espressione "essere alla frutta" mi è sempre sembrata poco incisiva. Da poco ho scoperto che in Toscana si dice "essere alle porte coi sassi", per intendere che la situazione è ormai compromessa, gli spazi di manovra sono ridotti e non c'è quasi più tempo per agire. Ecco, al leggere di queste trovate geniali per "tirar soldi" e "sviluppare l'economia" mi viene proprio da pensare che siamo alle porte con i sassi.

Ringrazio gli amici valdostani per l'immagine.



Ruspa

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categoria:viaggiare, riflettere, elementi