mercoledì, 30 settembre 2009
A zonzo per la Savoia nonostante la canicola spietata: possiamo intitolare così i tre giorni di agosto in cui cisiamo recati appena otre il confine per visitare una piccola parte del territorio savoiardo.
Raccontiamo un viaggio per punti e per
immagini:
  • dal colle del Moncenisio, dove facciamo scorta d'aria fresca, attraverso la Maurienne ed i forti dell'Essaillon
  • a spasso per una infuocata Chambery
  • alla scoperta dello chalet dove ci fermeremo a dormire ed a gustare delle squisite cene in ottima compagnia
  • in giro per il massiccio dei Bauges, con i pascoli e boschi verdissimi, le coltivazioni biologiche e i panorami sul lago del Bourget
  • il porto di Aix Les bains ed i battelli fluviali
  • l'abbazia di Hautecombe
  • il tripudio di colori di Annecy, ai piedi degli Aravis
  • il silenzio e la pace di Conflans, a picco su Albertville post-olimpica
DSCN7928Sono solo spunti e sprazzi di impressioni, lasciate decantare a distanza di più di un mese. Ora la canicola se ne è andata, è arrivato il momento di organizzare ricordi e sensazioni della passata estate (e, ovviamente, già si pensa alle prossime uscite!)
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categoria:viaggiare
venerdì, 25 settembre 2009
cantiere











Ieri, veramente dentro al Cuore delle Alpi Cozie.


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categoria:elementi, one minute, alpinia
mercoledì, 23 settembre 2009
La Stella Polare ed il suo viaggio avventuroso
di Emilio Salgari.
stella polare
Quand'ero "piccolo" penso di aver letto "Il Corsaro Nero" almeno una decina di volte. Consocevo la storia a memoria, eppure le descrizioni dei luoghi, le avventure dei pirati, le marce nella giungla e le battaglie navali erano sempre affascinati e sorprendenti.
Poi sono arrivate altre letture, altri autori, altri libri. Un pezzettino del cuore, tuttavia, è ancora sempre legato ai libri ed ai ricordi di
Emilio Salgari.
Rileggere un libro di questo autore è stato fare un salto all'indietro nel tempo. Certi giri di parole ed espressioni ora fanno sorridere e mostrano il segno del tempo, ma il fascino della scoperta ed il piacere della narrazione restano ugua
li
Aggiungiamo le notizie sulle esplorazioni polari condotte dal Duca degli Abruzzi e si ottiene un libro interessante e entusiasmante..
.





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categoria:leggere, viaggiare
giovedì, 17 settembre 2009
Questa sera, dopo tre giorni intensi in giro per l'Italia, mi dedico al saccheggio di un blog amico: dal mestiere di scrivere vi regalo i collegamenti a due siti splendidi: le opere di Hiroshige ed Hokusai. Disegni minimi che immaginiamo di cogliere e capire al volo, ma che, secondo dopo secondo, rivelano una infinità di particolari sorprendenti.
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categoria:viaggiare, sentire
sabato, 12 settembre 2009
blog_DSCN8130Un 4000 al primo fine settimana di settembre: se ne parlava con roby4061 e la scelta è caduta sul Polluce. 4091 metri sul livello del mare,  partenza da Frachey e salita lunga in ambiente grandioso fino al rifugio Guide d'Ayas. L'importante è non farsi prendere dalla frenesia, e così abbiamo fatto. Anche al rifugio l'aria rilassata ci ha consentito di riposarci e prepararci per il giorno dopo. Nessuna nuvola all'orizzonte, ghiaccaio non complicato ma "da fare attenzione", così come la cresta rocciosa con un tratto attrezzato in cui canaponi, manovre di corda, salite, incroci e discese hanno insaporito la course. Adesso, dopo una settimana, rimane il piacere del ricordo, la soddisfazione della salita fatta e lo stimolo ad andare da qualche altra parte, prima o poi.
Ed ora possiamo dedicarci a sistemare, metabolizzare ed organizzare tutto il materiale delle ultime settimane: avete mai sentito parlare del mare di Andora, del Pizzo d'Evigno, della Savoia? No? Alle prossime puntate, allora.
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categoria:viaggiare, sentire, alpinia
venerdì, 11 settembre 2009
copt13.asp"I vagabondi del Dharma"
di Ja
ck Kerouac

Se avete letto  ed avete amato "On the road" ritroverete qui gli stessi vagabondaggi, le persone, le esperienze, vissute in una luce più positiva, priva della disperazione e dell'affanno che avvolge il vagare di Kerouac nelle opere successive. Occorre metabolizzare la prosa particolare, le prime pagine in cui sembra non ci sia un filo logico e i pensieri si accatastano uno sull'altro. Poi dopo la lettura scorre via veloce e senza inciampi. Fenomenale, intrigante, a volte snervante il personaggio di Japhy, nella realtà Gary Snyder.
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martedì, 08 settembre 2009
DSCN8094Il bello dello stare in pianura è che si vedono le montagne più alte sbucare oltre l'orizzonte (quando non c'è nebbia, quando l'orizzonte è libero da condomini e centri commerciali, quando il tempo è favorevole).
Da noi, nelle giornate di vento e cielo sereno dalle finestre rivolte a nord si staglia la sagoma della Tersiva. Arrivarci è lunghissimo. Bisogna risalire la valle d'aosta, imboccare la val di Cogne e ancora montare su fino a Gimillan. Qui finisce la parte in cui i normali mezzi meccanici aiutano. Poi è questione di gambe, su per il vallone del Grauson. Uno dopo l'altro si superano gli alpeggi di Grauson Vecchio, Pralognan e Ervillieres. Si arriva sotto alla mole della Tersiva, che finalmente occupa tutto l'orizzonte. I sentieri finiscono, si sale per tracce su prati, morene e un piccolo ghiacciaio, seguendo ometti e intuito. Un canale di sfasciumi e ancora uno sforzo, per arrivare in cima.
Il panorama è grandioso, ma spesso il meteo indifferente ci mette del suo, e per l'ora di pranzo apparecchia un bel piatto di nubi con contorno di temporale.
Noi siamo stati fortunati, e prima che calasse il sipario abbiamo ammirato il panorama. Abbiamo nominato le montagne note e quelle sconosciute, "da fare". Abbiamo sbirciato verso la pianura, caso mai comparissero le finestre di casa. Oggi, dopo dieci giorni, rimangono il ricordo, la freschezza dell'aria e la maestà di una grande montagna solitaria.


 
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categoria:viaggiare, alpinia
martedì, 01 settembre 2009
Oggi inizia settembre (e l'autunno, aggiungono gli amici meteorologici).
Per me il mese più bello dell'anno. Non sapevo perché, fino a quando non  ho letto le pagine che seguono, dal libro di un caro amico.
Le avevo proposte già anni fa, ma, per una volta, amo ripetermi.

DA “I Diari di Rubha Hunish” di Davide Sapienza (BaldiniCastoldiDalai Editore, 2004)

 

14 settembre 2002. Periplo. Settembre.

 

   Un mese sta tutto nell’essenza dell’attimo che lo definisce. Settembre mi spinge sempre verso queste correnti emotive. Negli ultimi giorni, settembre, come sempre, è arrivato puntuale.

   Le strade e le case si sono svuotate. L’erba si è distesa alla luce del sole. L’erba si distende consapevole che questi sono gli ultimi giorni utili per mostrarsi nel pieno di quei colori fulgidi, pieni e autoritari come raramente capita di vedere alla fine dell’estate. E poi d’improvviso, è fine estate e come ogni anno scopri che l’attesa stagione non è mai durata il tempo sufficiente per esprimersi in pieno. Almeno questa è l’impressione che ti resta, il sapore agrodolce che si stampa sulla lingua quando guardi fuori dalla finestra. Da lontano, i profili di tutte le montagne, delle creste che le separano dal cielo senza fine e le linee a me chiare dei luoghi che ormai fanno parte del campo visivo della mia vita, sembrano tendere alla ricerca di riposo, come se desiderassero quella bruma che l’umidità volentieri regala alla terra dopo tanto piovere.

  Ma l’estate di montagna non può esprimersi in pieno, ti sfugge di mano e mentre lo fa capisci che in qualche modo l’avevi avuta in pugno per brevi minuti, forse attimi. Passati. Le promesse, lasciano la scia della spasmodica attesa che le aveva generate, ma che non le ha portate alla propria realizzazione. Intanto, settembre si  presenta puntuale a partire dalla luce e dal buio, che quasi quasi, come noi bipedi, cambiano carattere assumendo una corposità diversa, come il vino giunto al momento giusto per essere gustato con lenta e precisa ritualità. Nettare da versare in un calice scelto con calma e accurata pazienza. Se si vuole gustare settembre, capire il suo freddo e il suo caldo, le angolazioni inedite delle cose che circondano la vita quotidiana, questo è il calice da innalzare. Proprio come le promesse non del tutto mantenute e neppure del tutto deluse, questo mese si concentra in quel momento, di un certo giorno, nel quale capisci che sta passando già anche se è ancora qui:  non ti eri accorto che era arrivato, anche se era già qui. Mi vengono in mente le descrizioni di Rigoni Stern, lui, uomo capace di essere la natura che lo circonda e la storia che porta dentro da mille anni.

  Qui, dove noi viviamo, questo mese ha da sempre un significato particolare. Un’atmosfera di movimento finale cala dagli alpeggi, una lenta metodica e irrimediabile smobilitazione di animali e uomini soli. I cani si agitano, lo fanno apparentemente senza motivo, presumo sentano le cose come noi e, più di noi, che le esprimano istintivamente, senza mediazioni. Le bestie cambiano quota e inizia la lenta discesa verso l’autunno. Le marmotte non sono solo quel fischio sfuggente, ma grasse e simpatiche creature pronte a compiere la propria missione in letargo. La gente si allontana, ma anche chi rimane, in settembre è più distaccato. Sui sentieri e tra le vie nella roccia, la presenza di noi umani è quasi un’intrusione in un momento cruciale nelle stagioni del sole: il cielo è azzurro al mattino, i passi fermi, l’erba bagnata, la terra grassa e fragrante, gli alberi che non sono mai andati via, tornano a farsi notare in questi colori, come se rinascessero. Eppure, in realtà, stanno per ritrovare una ben nota quiete avvolta dal suono delle acque che scavano incessanti sopra e sotto la superficie della montagna. Su una cengia quegli animali straordinari si mimetizzano per poter salire ancora verso qualche segreto a noi mai svelato; anch’essi sono pronti a lasciarsi prendere dal canto dell’autunno e dalla gloria dell’inverno in montagna.

  Anche un amico, un bel mattino di settembre, sembra venire dallo stesso mondo dove quel taglio di luce è più freddo e più nordico. Cambia il suono delle strade, come se il freddo salisse dall’asfalto appena lo calpesti, mentre le voci viaggiano in un universo che non mette mai piede sulla terraferma. Il tramonto viene furtivo e repentino e quando nei prati più alti cala il silenzio, se guardi dritto nell’oscurità in movimento, è come se quei sentieri e quelle rocce si radunassero in gran segreto per andarsene. Ma non se ne andranno. Lo sai, però temi che una volta o l’altra, offesi, lo faranno.

   Non c’è solo una stagione che finisce ma anche conti sospesi che si chiudono e desideri nuovi da intrufolare nell’autunno per poter arrivare ancora freschi al cuore dell’inverno; le persone si soffermano più spesso sugli abissi dei pensieri e qualcuno prova a ripartire, ma l’energia sembra aver imboccato altre rotte, presa com’è da quei mondi che ribollono sopra le nostre teste, partorendone e sopprimendone altri a ritmo serrato, in continuazione, senza sosta. Nutrimento per i nostri spiriti e pane per le menti. Settembre sembra un mese in cui morire potrebbe coincidere a rinascere; un’emozione che dura un attimo, ma che traccia le notti come una strada lunga una vita. Ogni anno, per me, inizia solo a settembre.
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categoria:sentire, alpinia, sapienza davide