Montagna, lettura, scrittura ed altre amenità - blog di Gianpaolo Castellano
chi sono
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Ecco, l'ho detto....
Sono stati scritti fiumi di inchiostro su questo libro. In molti saprete che è la raccolta di testimonianze di vita contadina a cavallo tra l'880 ed il '900 (andiamo indietro già di due secoli, in pratica).
E' la traccia di come, nel giro di una generazione, le campagne, le colline, le montagne del Cuneese si sono svuotate dei loro abitanti, che in massa hanno abbandonato i "luoghi natii" per andare a lavorare nelle fabbriche della piana.
Rimpianto delle origini? forse, anche se sembra difficile poter rimpiangere le durissime condizioni di vita raccolte in queste interviste.
Resta la testimonianza di un mondo che, bello o brutto che fosse, oggi non esiste più.
Imperdibile è l'introduzione: cento pagine in cui Nuto Revelli spiega e commenta i contenuti, le possibili motivazioni, le scelte necessari e dolorose che hanno costretto una cultura contadina millenaria a "farsi vincere" dal nuovo modello industriale ed economico.
"Neve polvere profonda"
Sottotitolo: 40 anni di sci estatico, valanghe e saggezza ambientale.
Dire in due parole chi era Dolores Lachapelle è riduttivo: sciatrice, filosofa, scrittrice, maestra di sci, scrittrice. Gli amici di White Planet hanno tradotto in un agile libretto questo suo libro che è un inno alla natura, allo sciare nella polvere (anzi, sciare LA polvere). Un avvicinarsi alla filosofia della Deep Ecology di Arne Naess e Gary Snyder ed alle riflessioni di Martin Heidegger. Non occupo altro spazio, lascio la parola a Dolores.
"Per noi sciatori è più facile esistere nel mondo in modo valido visto che il percorso per noi non è disteso lì davanti come una strada già aperta ma anzi ci si mostra ad ogni passo che compiamo spingendo avanti lo sci
...
La neve polverosa non può essere unicamente considerata come metafora del vivere, piuttosto sciare la neve polverosa ci mostra come vivere. Se noi insisteremo a procedere in modo arrogante nel sempre più stretto mondo della cultura moderna basata sull'uomo, noi non solo continueremo a distruggere le speci terrene ma anche l'acqua e l'aria di cui viviamo. Ma se sapremo muoverci nella nostra vita consapevoli dell'esistenza degli altri esseri, dei quattro concetti fondamentali: la terra, il cielo, gli dei, i mortali, allora automaticamente smetteremo di distruggere la terra. Non conosco niente che possa insegnare a vivere in modo valido e così velocemente quanto la neve polverosa
...
Non c'era bisogno di pensare; nessuna preoccupazione di chiederci se quella determinata curva andava fatta prima di urtare quel determinato albero. Tutto si muoveva in sintonia senza aver bisogno di pensare e chiaramente nessuno di noi lo faceva"
I piedi possiedono una loro intelligenza, lo sanno ben tutti coloro che amano il camminare fine a se stesso. In questo intrigante sito l'amico Davide esplora l'intelligenza dei piedi, la loro capacità di vedere e trovare la strada, la necessità di abbandonarsi a tale "sapere" nei momenti critici in cui altre capacità vengono meno. Ed il post diventa un invito a rallentare ed a guardarsi attorno.
La Luna tramonta dietro alla Granta Parei, mentre stiamo per uscire dal bosco. Da qui si apre il vallone che conduce alla Cima di Entrelor, un mondo a parte che sognavo da tempo. Martedì scorso è stato il momento giusto. Neve perfetta, meteo favorevole. Anche il poco sonno è passato inosservato, davanti alla luna ed al sole. Lascio qualche immagine in ordine sparso. A presto qualche nota in più.
Guest post da parte dell'amica patrizia: pensieri e riflessioni sull'andare in montagna.Spero che l'autrice mi perdoni il "massacro" dei font e della impaginazione. Buona lettura e buone passeggiate.
LA MONTAGNA Dasempre, da quando ho iniziatoafrequentarla,la montagna mi ha trasmesso molteplici sensazioni.
Sentodiessereun pezzodel puzzle,a fiancodiacoloroche conmepercorronolastessavia.Ci sonoletessereconfinantiequelleinvecepiùlontanedame,machecomunquecompongono il quadro.Non sarebbecompletoedarmoniososenzal'apportodi tutti. Lamontagnaèlalottacontrolamia pigrizia, miinsegnal'adattamento,l'accontentarsidipoco, che inrealtàè l'essenziale. Avevo10anniquandofecila miaprimaescursione. Ricordo il gransensodifatica,sembravo la piùindifficoltà ditutti.Arrivaiinfondo oincima, dipendedalpuntodivista.Noneraancora l'epocaincuimisentivopartediuntuttonel gruppodicamminatori.Peròquelgiornoimparai cheognunodinoi,incoraggiato nelgiusto modopuòandarelontano,puòsuperare ilproprio limite, può crederedi più in se stesso.
Illimite fisico si può spostarepiù in là,nel tempoe conlapratica costante.
Maanchelagioiadiincontrareesalutareicompagnidicomitivaallapartenza.Ilgestoogni volta uguale diallacciarsi gli scarponiallapartenza, disollevare lozaino ed imboccare il sentiero.
Ilcuore battepiùforte,lo ascolto, insieme almio corpo,cercare passodopopassoilsuonuovo equilibrio sotto sforzo;a voltelo trovoin ventiminuti, altrevoltenonlo trovoaffatto.
Amo l'azzurro del cielo,l'ariache respiro,pungenteocaldissimasecondo l'oraelastagione,il verdesemprediversodell'erba, i sentieridi sassi e radici, quelli soloterrosi.
Riscoproognivoltagliodori delbosco, dellarugiada, del geloinvernale, del miosudore man manoche avanzo.Salgosemprein silenzio,nonhoabbastanzafiatoperfarealtrimenti.
Ascolto. Ascolto discorsisimili divoltainvolta,odettagli divitadi chinonconosco, piccole confidenze.Non parlo,maascolto. Gitadopogitaconosco lepersoneche miaccompagnanoun po' meglio, perlo menoin alcune lorosfaccettature.
Siamotuttiallericercadiqualcosa:benessere evasione,divertimento.Cilega-odovrebbe-la vogliadistareassieme,di condividerequalche ora,unpezzo distrada.Avoltefaticoemolto: quandononègiornata,quandoilsentierodifaertooripido,quandosonolapiùlentadel gruppo,quandoil freddo o la pioggiami scoraggiano.
Spessounsorriso, unpiccolo incoraggiamento, unamanotesamidannoilgasperripartirecon nuovoo più costante vigore.
Aldi làdellafavoladei luoghichevedo, nuoviorivissuti,amola compagnia inmontagna.La stessagitadasolao ingruppocambia totalmentelapercezionedellastessa.Non amocamminare sola,se nonoccasionalmente.In due cisi può almenoaiutarea vicenda in caso dibisogno.
Amofarefoto,raccogliereeconservarequelledegliamicipiùbravidime. Amo ipaesaggi,gli scorci,lemacroaifiori,lefotodivetta...mapiùdituttoamolapresenzaumananellefoto. Rende lamontagnaviva,ledàunsenso, larendeunica.Una fotoalCervinopuòsomigliare a mille altre;conuna presenzaumanaè irripetibile.
Hofatto mioquel concettoe ciho aggiuntodeicorollari, degli elementi.
Camminiamo insieme. Possiamo nonscambiare unasolaparola,mainostrisilenzi siparlano. Camminiamo insieme: possiamo dirci semprelestessecoseeppurenonconoscerci mai a fondo.
Chièalmiofianco,dietroodavantiame,sepercepisceilmiostessodesiderioeloviveallo stessomodo,sache non siamolì solopercondividere unacamminata,qualcheora della nostra domenica,uno svago.
Sa che stiamo vivendoassieme un frammentodivita equella nonè condivisionefinea se stessa. Sachesudimepuòcontare–laddoveposso–perunaparola,unconsiglio,ascolto.Neho trovatedipersonecosì,suisentieripercorsi.Sonocolorochemi hannoaiutatoasuperareimiei limiti, chemi hannofattasorridere,allacuimano misonoaggrappatafiduciosaegrata.Gesti silenziosiche avvicinanogli animi.
Gli amici, icompagni di viaggio mi prendono spesso benevolmente in giroperché ioin montagnamangioe dormoovunque:quandomi va,quandoho5minuti,quandomi ritaglio uno spazio.Alloraancheunsorsod'acquaodunpiccolofrutto,nellafaticaappaionopiùbuoni, nuovi,benvenuti.
Diunagitaricordo luoghi,scorci,masoprattuttovolti,parole,persone.Ilrestocontapoco. Ho un pensieropertutticoloroche hanno camminatoconme; tutti allaricerca di qualcosa: energia, rinascita, stanchezza fisica, libertàmentale,compagnia.
Impieghi tutta la vita a considerare la tua vita come un dono, poi ti viene chiesto all'improvviso di restituirlo.
Aforismi scritti da un uomo a cui è diagnosticato un male incurabile. Giovanni Cenacchi, nato a Cortina, vissuto a Bologna, scrittore, documentarista, a 40 anni scopre di avere i giorni contati. Intraprende allora un dialogo serratissimo con la morte, Dio ( o dio?), la vita, la figlioletta Viola. Un dialogo fatto di aforismi, perché scrivere un diario non è raccontare la vita, ma solo commentarla, farle spazio, appuntarla di idee e di riflessioni.
"Parole dure come pietre e roventi come il fuoco", il commento penetrante di Enzo Bianchi, priore di Bose
Un libro difficile da leggere, ma da leggere. Giusto in questi giorni, proprio in questi giorni.
"..lasciare uno spazio, facendo per un attimo il vuoto attorno a noi, sgombrando la mente dal brusio inutile del mondo"
"Martin Eden" di Jack London
Possiamo parlare all'infinito di Jack London. Definirlo un fortunato avventuriero, un esagerato, un mitomane, un genio. Per farsi un'idea del personaggio si può leggere il "Martin Eden", una autobiografia mancata. La vicenda del marinaio rozzo che si eleva al disopra della propria condizione originaria per raggiungere la fama e la celebrità come scrittore e pensatore ricorda fin troppo bene la storia dell'autore, che in venti anni di produzione letteraria - iniziata a 20 anni e terminata a 40 - scrisse oltre 50 libri ed una infinità di racconti, saggi e novelle.
Socialista, individualista, reazionario, rivoluzionario? Confinare una personalità poliedrica in una sola etichetta (ed in uno striminzito post) sarebbe riduttivo e pretenzioso: per affacciarsi su una personalità così complicata la cosa migliore è iniziare a leggerne gli scritti, e poi "farsi un'idea" complessiva attraverso questo libro immenso e tenebroso.
L'amico Stefano, presidente del CAI di Rivarolo, mi sprona ad un tuffo all'indietro di parecchi anni, quando anch'io mi cimentavo in queste ricerche con amici e fratelli. Ricordo fatiche immani, mani gelate e schiene ustionate, zanzare a nuvole... e la soddisfazione di veder brillare, al fondo della "canalina", le prime pagliuzze d'oro. Bei tempi, quei tempi!
E quindi ho il piacere di ospitare questa locandina, per una serata che si terrà a Rivarolo Canavese, il 17 aprile prossimo venturo, alle 21, alla sede del CAI (dietro alla PAM). Nel corso della serata verrà distribuito l'annuario del CAI di Rivarolo.
Leggendo "Il richiamo della foresta": la natura selvaggia è rude, sgarbata e matrigna. Non c'è pietà per il debole o il perdente, viene annientato e diventa cibo per gli altri. E così anche in un film dell'anno scorso, "Into the wild": il protagonista commette uno, due errori di valutazione e viene punito nel modo più atroce possibile.
Continuiamo?
In "Prepararsi un fuoco" la somma di più disattenzioni costa cara al cercatore solitario, molto cara.
L'arrogante, il debole, l'avventato, l'inesperto vengono puniti. Non c'è pietà, nessuna misericordia. L'ordine naturale è assoluto e spietato.
L'ordine naturale è dinamismo, è energia che si libera e si trasforma, è estinzione e ripopolamento.
Questa è la legge naturale, che piaccia o no.
Appunti scritti nel febbraio 2009 e riemersi dai riordini e dalle revisioni.