
E' ufficiale, mi ritroverò anch'io appeso al muro in forma di calendario! Non temete, non avrete in visione parti di corpo più o meno scoperte (in giro c'è di meglio, già lo sapete!!). Solo un breve racconto, per i tipi di Cartman edizioni.


Photo by A. P.
Crociere e carovaneFRA TRE E CINQUE
Io mi conosco bene. E so che, quando sono in giro, ho i miei momenti di crisi. In piemontese si dice “essere pieni di lasme ste’” Quand’è così non mi parlate e non mi guardate, che poi mi passa.
So anche quando arrivano, queste crisi. Il quarto giorno. E sulla inconsistenza e vacuità del numero quattro, lascerei parlare gli esperti di cabala. Un numero insulso, a metà strada tra il tre divino ed il cinque perfetto. Non tratterò di influenze astrali. Un solo consiglio: al quarto giorno di viaggio evitatemi, perché mordo.
Come oggi. E’ il quarto giorno che siamo qui in Dolomiti. Che giornataccia.
Siamo partiti da malga Travenanzes per salire a Forcella Lagazuoi, in una tersa mattina di agosto.
Il luogo è drammaticamente lunare. Serpeggiamo per trincee e camminamenti, all’ombra delle Tofane. Momenti splendidi ed unici. Se non fosse che oggi è il famigerato quarto giorno. Ed allora qui, al cospetto dei Monti Pallidi, rimpiango l’erba del verde Canavese. Non uno stelo, non un ciuffo d’erba. Solo duro sasso. Che rottura!
Rifugio Lagazuoi in una giornata senza nuvole: birra, speck e panorama da togliere il respiro. Sulla terrazza del rifugio improvvisiamo un coro, che culmina con un “Va pensiero” collettivo e commosso. Che emozione! E che confusione, che calca, per questa gente che sale con la funivia. Era forse meglio ieri nel deserto della Travenanzes. Oggi, è un vero supplizio.
Tirem innanz, sospiro.
Austriaci ed italiani hanno forato il Lagazuoi da sopra a sotto, in tempo di guerra. Miravano gli uni ad intercettare gli altri. A distanza di decenni, garantiscono ancora dannazioni e sbucciature a tutti coloro che, imbaldanziti dalle gesta avite, non importa se savoiarde o imperial-regie, si accingono a salire o discendere detta galleria. Come noi, per l’appunto, che sdegnando il sole caldo ci infrattiamo in siffatto budello per raggiungere Passo Falzarego.
Incespichiamo, rotoliamo, rischiamo più volte di tappare la galleria con una rovina immensa di corpi e zaini. Per intimidire la folla di coloro che risalgono, il Kiki ed il Conte, scaldati da birre gelate, brandiscono torce fumose indossando occhiali da ghiacciaio.
Le rovine della cengia Martini non ci preparano allo squallore assoluto e impolverato di Passo Falzarego. Parcheggio, negozi di souvenir assurdi, bar esosi e motori surriscaldati. La cabina del telefono, unico filo teso verso le case lontane, non funziona. E’ così, il quarto giorno. E non è ancora finita, perché bisogna risalire al Col Gallina. Non usando gli impianti, ma usufruendo di un sentiero scivoloso quasi scomparso tra rododendri ed ontani. (Scomparso? Sì, certo, perché poco sopra passa la seggiovia. Elementare, Watson)
I musi si allungano, non solo il mio (che lo è già per i motivi spiegati prima).
“Masochisti!!”
L’urlo di disapprovazione del Conte echeggia tra Tofane e Cinque Torri. Che sia anche lui lunatico come me? Una scocciatura infinita.
Arriviamo al rifugio Cinque Torri, ovviamente strapieno. Ci ordinano di piantare le tende nel prato più melmoso di tutto l’Ampezzano. Solo lì si può stare, in tutti gli altri posti la Forestale arriverà a farci multe salatissime, recita la Vulgata locale.
Prendiamo il consiglio come un affronto, e decidiamo di vendicarci cenando al rifugio (capirai che originali!) e pagando solo un quarto del vino bevuto (ah, ecco la vendetta).
Mentre fuggiamo nei prati, inseguiti da urla belluine, attendo stoico la fucilata nella schiena, essendo per l’appunto giorno di fortuna eccelsa. Invece nulla, la mezzanotte è prossima, l’infausto dì sta per finire. Siamo in tenda, i piedi marci di palude. Chi è rimasto al campo di accoglie freddamente, come importuni casinisti. Mi butto nel sacco a pelo e inizio a ridere a crepapelle. “Sei sbronzo?” chiede Silvano
“No, sono contento”
“Perché?”
“Perché domani è il quinto giorno”
Lui non capisce, ovviamente, e pensa ai vaneggiamenti del Raboso. Ma io gioisco nel sonno. Domani il sole sorgerà su di una giornata estenuante, fatta di caldo feroce, sete ardente e sentieri infiniti. Questo ci ha promesso il Dom, prima di cena. Non importa, a me è bastato sopravvivere oggi, all’infausto destino di un numero incastrato tra il tre ed il cinque.
La porta proibita