lunedì, 31 marzo 2008

Tanta carne al fuoco, e poco tempo per la cottura

Fine settimana intenso, questo. A partire dalla serata di pascolo vagante tenuta dall'amica marzia, e passando per la gita di scialpinismo con il CAI UGET alla Rocca dell'Abisso. Giornate ricche di spunti ed emozioni, che mi riprometto di dipanare ed illustrare nei prossimi giorni, tempo permettendo. Per ora vi rimando a questi link, che spero apprezzerete.

Serata pascolo vagante a Rivarolo. (dal blog di Marzia)

Rocca dell'Abisso:

Album di foto su lafiocavenmola (autore Tala)

Album di foto su Picasa (autore Marco)

Foto e commento su sito GSA-UGET (autore Lorenzo)

Ancora perdono per la laconicità odierna.

"Non exiguum temporis habemus, sed multum perdidimus" (autore Seneca)

 

 

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categoria:viaggiare, sentire, one minute, alpinia
sabato, 29 marzo 2008

Le notizie che giungono non sono buone...

Vi invito ad un transito sul blog di questa cara amica e, se credete, a sottoscrivere gli appelli che mette in evidenza.

 

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categoria:sentire, riflettere
mercoledì, 26 marzo 2008

La compagnia C

Lo sono stato anch'io, uno di loro. Senza particolare merito, devo dire. Perché erano più bravi di me. I migliori.

A tirare tardi nelle partenze, a mettere il caffé sul fuoco quando gli altri si caricavano lo zaino in spalla ed il direttore di gita li guardava furibondo.

Sempre pronti allo scarto verso il rifugio. Alla deviazione sulla punta prestigiosa. Alla battuta pronta, od allo sguardo trasognato davanti al Dom che incitava a sbrigarsi.

Il trekking del CAI di Rivarolo Canavese in Dolomiti, nell'anno di grazia 1991, si proponeva di intrecciare le Alte Vie 1 e 2, da San Candido a Listolade. O, se i paesi vi dicono nulla, ed i monti tutto, dalle Lavaredo alla Tofana, Pelmo e Civetta. Dato l'alto numero di iscritti, ci si sarebbe mossi in totale autonomia. Tende e batterie da cucina in spalla, pernottamenti lontani da rifugi e centri abitati.

Zaini immensi e differenti forme fisiche? Il risultato fu una comitiva lunghissima, con molti spazi vuoti. Frammentazione e dispersione tra gruppo di testa, velocissimo e da serie A, un centro abbastanza variegato, nella anonima serie B, e la coda lenta, tranquilla, paciosa, da serie C, appunto. Da qui il nome, e lo stile.

Kiki, Mario, Stefano, Davide, Luca, il Conte, l'altro Mario, Paola, Gian, Elena. Ed altri ancora, con maggiore o minor dedizione alla causa. Ma, sempre, con l'intima certezza di assaporare di più e meglio rispetto a chi stava davanti e correva, correva, correva.

Io ero un ibrido, lo confesso. Mi era piaciuto spingere sulle gambe e guadagnare la testa della comitiva A, all'inizio, ma dopo aver perduto per il troppo correre la deviazione alle gallerie del Patierno, avevo scoperto la piacevolezza di farmi assorbire dalle chiacchiere e dalla lentezza della comitiva C.

Non mi sono mai pentito, di quella decisione. Anche se ancora adesso mi piace correre avanti.

Questione di compagni di gita, direte. E di finalità, insisterete.

Momenti intensi. Come quando sfidammo la canicola infernale della val travenanzes trasportando per chilometri un assurdo palo da vigna, che rimase a galleggiare nel torrente in cui ci bagnammo. Ancora, in quella valle dimenticata, ripulimmo il sottotetto della malga da tonnellate di guano di pipistrello, pur di saltare per una volta il montaggio serale delle tende ed il piegarle alla mattina fradice di rugiada.

Sotto le cinque torri assalimmo il rifugio in cerca di cibo e bevande, e ne ritornammo a notte fonda ciarlando come merli ed incespicando nei baranci. Urlammo come dei pazzi nelle gallerie del Lagazuoi, cercando di restituire la vista al kiki, che era entrato senza togliere gli occhiali da ghiacciaio e non capiva, proprio non capiva, cosa gli fosse successo, ma intanto mulinava la torcia come un saracino.

E, l'ultima sera, ci infilammo al Vazzoler a riempirci di polenta e spezzatino, per tenere compagnia alla nostra protetta elena (ma questa è un'altra storia, la numero 1 di tutte le storie).

Sì, la compagnia C di quel trekking rimase un mito. Anzi, un fulgido esempio di come fosse possibile accordare la prestazione atletica con la curiosità della deviazione ed il piacere dell'ennesimo boccale di birra.

Certo, in qualche momento si esagerò con la mollezza, ma era il naturale complemento alla rigidità di chi dirigeva con un occhio al cronometro ed un altro alla carta topo.

Ecco, questo è stato per me l'insegnamento più importante di quei momenti: il chiedersi dove porta quel sentiero, cosa si vede da quel colle, quali incontri si possono fare in quel rifugio. Guardare, domandare, sentire e capire. In due parole, gustare la libertà di potersi fermare. Ed emozionare.

Caselle Torinese, marzo 2008. Assaggi di primavera, voli di pettirossi, ed un fiocco di neve.

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martedì, 25 marzo 2008

Sapevo il mondo

una rugiada effimera

eppure.

Haiku di Kobayashi Issa (1763-1828)

Leggevo stamattina la recensione di "Sarinagara", un libro di Philippe Forrest il cui titolo è l'ultima parola dell'haiku all'inizio del post. Mi ha colpito la pesantezza di quel "eppure": dentro c'è tutta la sofferenza del volersi lasciare alle spalle l'affanno degli eventi e dei dolori,  e non riuscirci. Notevole, in diciassette sillabe.

Dimenticavo: spunto narrativo dello scrittore è la scomparsa della figlia di 4 anni, morta per cancro. 

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categoria:leggere, riflettere, one minute
domenica, 23 marzo 2008
Promessa mantenuta: allego il link alle fotografie carpite nella gita del 13 marzo scorso, sulle pendici di Foresto.
Ed approfittiamo dell'occasione per augurare a tutti Buona Pasqua
Gianpaolo, Elena e Caterina

Da qui il link.

http://picasaweb.google.it/gpcastellano/ForestoECiarmetta13Marzo2008
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categoria:viaggiare, elementi, alpinia
venerdì, 21 marzo 2008

NON BUTTIAMOCI GIU'

di Nick Hornby

Ed. Guanda

A leggere le critiche e le osservazioni su IBS ci sarebbe davvero da buttarsi sotto: libro non riuscito, farraginoso, che non decolla. Non la penso così. L'autore parte da uno spunto drammatico per accompagnarci nelle vte di quattro loser, perdenti nella globalizzazione o semplicemente nella vita. Ci sono alti e bassi, momenti di fiacca e di esaltazione scoppiettante. Così è la vita, d'altra parte. Mai abituarsi ai "crescendo" ed ai "lieto fine", potrebbero non esserci. La felicità forse sta nella consapevolezza dell'esistere, e di quanto un dverso sguardo può influire sulle nostre decisioni, anche estreme. Manca il finale? non direi, la vicenda comunque trova una sua chiusura: nessuna rivelazione, nessuna trasfigurazione: ma da uno scrittore come Hornby ve la aspettate davvero?

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categoria:leggere, riflettere
giovedì, 20 marzo 2008

CAI RIVAROLO CANAVESE

Venerdì 28 marzo 2008

 

Serata dedicata agli alpeggi ed ai loro protagonisti

 

Ore 21:00 – presso la sede sociale

Via Peila, 1/10

 

Marzia Verona

Presenta

DOVE VAI PASTORE?

E

VITA D'ALPEGGIO

Accompagnata da una ricca proiezione di immagini dedicate agli alpeggi delle vallate alpine delle province di Torino e Cuneo ed al mondo della pastorizia nomade piemontese

 

 

Ingresso libero

 

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categoria:scrivere, riflettere, alpinia
mercoledì, 19 marzo 2008

E' difficile che su questo blog si parli di politica, intesa come riferimenti a partiti, schieramenti e personaggi più o meno noti. Da qualche giorno volevo inserire un post su ciò che sta accadendo in Tibet. Ogg, forse, è il giorno. Lo faccio a modo mio, abbiate pazienza, ponendo domande e sfumando soluzioni.

Sarebbe opportuno chiedersi cosa rappresenta la Cina nel sistema economico mondiale (globale? così vi piace di più?), con un rilancio a quanto apparso su Internazionale di due settimane fa...

Sarebbe opportuno chiedersi come mai questi "disordini" sono scoppiati appena dopo lo "sdoganamento" della Cina tra i Paesi Cattivi Che Violano I Diritti Umani (secondo il pensiero White Anglo Saxon Protestant, almeno).

Sarebbe opportuno chiedersi come mai, in un'Asia sempre più ricca ed evoluta, siano i monaci ad alzare il dito per chiedere il rispetto dell'individuo (penso al Tibet di oggi, ed alla Birmania di ieri, ormai scomparsa dai giornali).

Sarebbe opportuno chiedersi cosa rimane dello Spirito dei Giochi Olimpici, a parte la parata di sponsor, marchi e denari.

Fare un condensato di pensieri e riflessioni è difficile, e forse inutile: vi rimando al post di MLnodari, che conosce la realtà tibetana meglio di tanti illustri giornalisti da tavolino e internet , e ad una iniziativa segnalata da Franco Michieli.

 

 

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categoria:riflettere, invasioni barbariche
venerdì, 14 marzo 2008

E NON CHIAMATELO RIPIEGO

Premessa: ieri ferie, e gita. Doveva essere una salita di scialpinismo, si è risolta in una entusiasmante camminata sulle ali del vento, in bassa Valle di Susa. Le foto tra qualche giorno, su Picasa (più che una promessa a voi, è una cambiale per me).

 Oggi si scia, finalmente! Speriamo che il tempo sia clemente, abbiamo già spostato le ferie da mercoledì a giovedì per scampare alla bufera che soffia dalle creste di confine.

 Ore 7 del mattino, Bussoleno, 14°C, vento fortissimo. la certezza della sciata vacilla.  La punta del Niblé è adorna da uno scaccianeve lungo centinaia di metri, mentre al Colle Clapier un nuvolone bianco si solleva e viene scagliato a valle.

"Sarà un turbine che arriva dalla Francia"

"O magari è venuta giù una slavina"

Ognuno pensa a quanto deve essere imponente, perché la si veda a questa distanza.

 Andiamo fino al moncenisio, va'.

 Piano di San Nicolao-Moncenisio ore 7 e 30. Due gradi sottozero, vento fortissimo che agita le acque dei bacini artificiali, spruzzando sulla strada onde che ghiacciano all'istante. Ci affacciamo sul vallone che dovremo risalire per arrivare al lago Bianco, e da lì alla Malamot. In basso niente neve, in alto si vedono cornici incombenti. L'idea di fare le corse nel vento sotto alla spada di Damocle di tonnellate di neve inconsistente ci agevola alquanto nelle decisioni.

"Niente sci, oggi?"

"Certo che no"

"Bene, andiamo a Giaglione e prendere il caffè."

"E decidiamo che fare"

 Il caffè di Giaglione risistema il buonumore. In alta valle sarà sicuramente peggio, e quindi anche l'ipotesi di salire verso Cesana salta.

 "Faremo un giro a Foresto, all'orrido!"

 Bene, il sentiero degli orridi non l'ho mai fatto, ed è una gita che mi ha sempre incuriosito. Siamo in ferie, splende il sole, la giornata è ancora lunga. Dedichiamoci al ripiego.

 Foresto ci accoglie con la vetta del rocciamelone inquadrata alla perfezione tra le pareti a picco dell'orrido. Bianco su marrone e verde, ed azzurro. Sarà una giornata di sole e vento.

 Guardare le cartine appese alle bacheche può essere pericoloso. perché così ti viene la voglia di scoprire nuove strade. Dalla chiesa saliremo dapprime verso il colle croce di ferro, poi piegheremo a "le voute" per attraversare l'orrido e rimontare al truc di san martino. Da lì, punteremo a Ca' Teissard, l'alpe Fugeras e la Ciarmetta. Ed il sentiero degli orrdi? é troppo in piano, e troppo basso. potremo magari raggiungerlo in discesa, se girassimo verso Falcemagna. Tanta carne al fuoco, inziamo a salire, poi si vedrà.

 Alle "voute" la prima sosta, incantati. Avete presente una gorgia incassata, senza un'alito di vento, con nelle orecchie il rombo del foehn che spazza i versanti? Antri spioventi scavati dall'acqua, sul sentiero slarghi di vecchie carbonaie, pini silvestri, roverelle, ginepri e qualche faggio. Pareti a picco di calcare. E, di fronte, le creste dell'Orsiera, del Pelvo e della Ciantiplagna. Non molla, questo vento, non molla, alla faccia di chi lo prevedeva in attenuazione nella mattinata.

 Dalla tavola di orientamento al truc san martino la decisione è una sola: salire!

Andiamo in mezzo a torrioni di calcare, tra pini silvestri sempre più contorti. Svoltiamo una cresta, e siamo in un mondo di pace. Pascoli abbandonati, betulle e aceri montani, fino alle Ca' Teissard.

Bivio. Direzione Fugeras.

Che nome evocativo. Potrebbe essere in Andalusia, sulle Sierre del Messico, tra le valli occitane. Andremo a vedere, la freccia punta ancora in alto, verso Nord.

Siamo a picco sull'orrido, le Voute le intravvediamo appena, là sotto. Svoltiamo una costa, e dal mediterraneo secco ed asciutto passiamo alla mitteleuropa dei faggi secolari. A due metri di distanza, due mondi diversi. Sopra di noi, lo scaccianeve del rocciamelone sbandiera impazzito. Non molla, non molla.

 Fugeras. I luoghi lontani ed inaccessibli hanno nomi evocativi, no? Giriamo coste su coste, attorno a torrioni e passaggi inimmaginabili. Ed eccola, l'Alpe Fugeras, al colmo di un prato invaso dagli aceri. Una striscia di terra in piano, dove hanno costruito una stalla ed un piccolo rifugio, all'ombra di un faggio monumentale.

Un rifugetto essenziale, tavoli, sedie, panche e scaffali.

 Al riparo dal vento, al cospetto dell'orsiera. Davanti il vuoto su Bussoleno, 1200 metri più in basso. Alle spalle un vallone con le pareti di marmo verde protes verso gli altipiani del colle croce di ferro.

Da qui alla ciarmetta è un salto di cento metri, per guardare le creste di confine. E' mezzogiorno, ed il vento non molla, ci sommerge con il muggito delle raffiche e lo schianto di un groppo di pini che precipita nell'orrido, a 100 passi da noi.

 Drammatico è l'aggettivo corretto: non occorre dilungarsi sulle sensazioni generate dal vento, dal sole, dal panorama e dal meritato riposo. Ed un plauso a chi ha sistemato il sentiero e realizzato questo splendido rifugio  

 Ora di scendere. En boucle su Falcemagna, ed il sentiero degli orridi. Scopriamo un vallone aspro ed ombroso, un bosco di faggi superbo, una mulattiera larga e selciata. Lontani anni luce dal versante della mattinata, battuto dal sole e sconvolto dal vento.

 Falcemagna. Inizio del sentiero degli orridi. Che si perde tra le case, diventa una strada sterrata, ritorna ad essere un sentiero fino al truc di san martino, e da qui giù a Foresto.  Preceduti da una simpatica signora salita a potare gli ulivi per la festa di domenica prossima

"Ah, bel giro! Noi lo abbiamo fatto la scorsa settimana, c'era ancora tanta neve!"

   Infine l'auto, alle due e mezza del pomeriggio. Milleduecento metri di dislivello, più altri duecento di risalita dal fondo dell'orrido e le altalene dei sentieri. Domani avremo l'agiltà di un gatto di marmo.

Non è stato un ripiego, ci diciamo. Giornata ben spesa, missione compiuta. Le creste in alto accorciano gli scaccianeve, entro sera la buriana sarà finita. Domani sarà una buona giornata, per lo sci.

 

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categoria:viaggiare, elementi, alpinia
mercoledì, 05 marzo 2008

                             La sciatrice

di Enrico Camanni

CDA VIVALDA editore

Una sciatrice scompare durante una discesa solitaria sui ghiacciai del Monte Bianco,e si mette in moto la macchina dei soccorsi... Sarebbe un classico inizio per un pezzo di cronaca, ma Camanni ci porta oltre la semplice azione di Soccorso Alpino. Attraverso le figure di Nanni, capo soccorritore, e Linda, amica della scomparsa, compie un viaggio attraverso flash di vita e di sensazioni che, apparentemente slegati, conducono all'esito finale.

Scrittura asciutta, a volte fin troppo essenziale: Camanni non concede nulla al compiacimento ed ai virtuosismi della parola scritta, e si concentra in una rivelazione dei personaggi e dei luoghi che ha quasi del chirurgico. Metodo efficace e diretto, indice di un grande rispetto per i lettori odierni, frettolosi, poco immaginativi e tesi alla fine della lettura. Su tutto troneggiano squarci e quadretti dedicati al Monte Bianco, che accompagna gli spostamenti di Nanni e Linda, accompagnandoli verso i capitoli finali e risolutivi.

Gran bella cavalcata, nel tempo, nello spazio e negli uomini. Ecco qui altre notizie sul libro.

 

postato da: gpcastellano alle ore 08:24 | Permalink | commenti (1)
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